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Durante una raccolta cerimonia al cimitero di Piacenza, nella cappella del famedio che raccoglie le lapidi dei cittadini illustri della città emiliana che si fregia del titolo di "Primogenita", è stata ricordata ieri mattina, lunedì 21 luglio, la vittoria olimpica di Giuseppe "Pino" Dordoni ai Giochi di Helsinki 1952, i quindicesimi dell'Era Moderna. Una riunione volutamete limitata a pochi amici, che non dimenticano il grande marciatore, che prese parte, su diverse distanze a quattro edizioni di Giochi Olimpici. Il massimo alloro lo ottenne sulla distanza più lunga, i 50 km, da qualche anno eliminati con un colpo di spugna solo per compiacere i capricciosi voleri della DT (leggi Dittatura Televisiva). Grazie all'interessamento del nostro socio Sergio Morarandi, si sono ritrovati davanti alla lapide di Pino, la figlia Isabella, alcuni soci dell'Atletica Piacenza ed esponenti dell'associazione veterani dello sport, oltre a un paio di soci arrivati da Brescia dell'Archivio storico dell'atletica italiana "Bruno Bonomelli", che si erano fatti promotori del sentito ricordo. Enzo Gallotta e Sergio Morandi hanno deposto una piccola corona di alloro ai piedi della lapide. Nelle foto, Enzo e Sergio cingono simbolicamente ancora di alloro Pino Dordoni. Una corona di Kallistefanos Elea, l'albero sacro di Olimpia, è sempre stato il massimo riconoscimento ai vincitori dei Giochi, sia nell'antichità che in era moderna. In basso a sinistra, Ennio Buttò, buon saltatore in alto in tempi non recentissimi e oggi apprezzato tecnico per il salto triplo, si intrattiene con Isabella Dordoni. A destra, il gruppetto degli amici intervenuti, con sentita partecipazione e senza formalità (le foto sono di Giuliano Fornasari).


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